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20/01/18

L'arte degenerata di Gurlitt



Il Kunstmuseum di Berna  e il  Bundeskunsthalle di Bonn presentano simultaneamente una selezione delle opere d'arte provenienti dall'eredità di Cornelius Gurlitt, proposte in un percorso fra le opere e la complessa storia delle opere stesse.




CS
The Kunstmuseum Bern and the Bundeskunsthalle in Bonn are simultaneously presenting samplings of artworks from the Cornelius Gurlitt legacy. The museums are concentrating on different aspects of the collection. The presentations have been embedded in an overall historical context and are based on the latest findings in research on the Gurlitt art trove. This will be the first time ever that the public in general has the chance of viewing this comprehensive collection.
The content and objectives of both exhibitions have been carefully coordinated. Bern is focusing on the works of “degenerate art” confiscated by the Nazis from German museums during the Third Reich. The Bundeskunsthalle zeroes in on works that the Nazis seized in pursuing their politics of persecution as well as those pieces whose provenance could not yet be clarified. The exhibition in Bonn will be on show at the Kunstmuseum Bern in the spring of 2018.The content and objectives of both exhibitions have been carefully coordinated. Bern is focusing on the works of “degenerate art” confiscated by the Nazis from German museums during the Third Reich. The Bundeskunsthalle zeroes in on works that the Nazis seized in pursuing their politics of persecution as well as those pieces whose provenance could not yet be clarified. The exhibition in Bonn will be on show at the Kunstmuseum Bern in the spring of 2018.  Curators: Nikola Doll, Matthias Frehner, Georg Kreis und Nina Zimmer

19/01/18

Il museo partecipativo





Non solo un successo editoriale ma anche un pratico sito/blog il testo "The participatory museum" di Nina Simon che approfondisce il tema del museo partecipativo, una visione fresca e molto stimolante, che molti gestori delle realtà italiane dovrebbero usare per ampliare la visione contemporanea di un museo. 

18/01/18

Le immagini barbose di G&G



Una entusiasmante forza cromatica ha invaso gli spazi della White Cube Bermondsey  a Londra.



Si tratta dell’energia estetica del duo Gilbert & George che nella elegante forma delle vetrate medioevali propongono la recente serie di "The beard pictures".




Pura forza dell’immagine e del colore che queste grandi artisti da anni sanno proporre in una chiave sempre attuale e fortemente critica.



Fotografie del nostro reporter londinese Michele Sisto.



17/01/18

Garutti alla Tenuta Ca' Corniani.



E' l'artista Alberto Garutti col progetto "Tre Soglie" vincitore della selezione per Ca’ Corniani per valorizzare artisticamente la Tenuta di Ca’ Corniani,  l'opera sarà inaugurata a metà anno. 




CS


Il Concorso per le Tre Soglie è la prima occasione di valorizzazione a livello nazionale della tenuta Ca’ Corniani.

Chiamare l’arte per instaurare un nuovo rapporto tra la cultura della produzione agricola e la natura dei luoghi della terra coltivata scaturisce direttamente dal masterplan paesaggistico. Il progetto evoca l’arte come dispositivo per marcare e interpretare i tre ingressi di Ca’ Corniani, confermando proprio in questi punti strategici il binomio arte e agricoltura, con l’approccio innovativo che storicamente distingue questo luogo.

Cinque artisti di fama internazionale sono invitati a ideare interventi site-specific attraverso un processo creativo capace di raccontare il territorio stratificato e complesso di Ca’ Corniani, a partire dalle sue risorse - natura e agricoltura - e dai suoi abitanti. Con il contributo dei curatori paesaggistici e artistici, l’arte contemporanea verrà introdotta in ambito agricolo, quale nuovo tassello del palinsesto storico-culturale. La procedura del concorso artistico: da un lato, introduce gli artisti in un ambito di alto valore storico e produttivo, attraverso un dialogo diretto con il luogo e i suoi protagonisti; dall’altro, accompagna tale progetto con forme di condivisione con il contesto socio-culturale locale e allargato, perché arte e agricoltura possano integrarsi stabilmente quale nuovo filone di sviluppo e vitalizzazione del luogo. Il concorso aristico rappresenta, quindi, un momento di confronto e relazione, capace di attrarre interesse e innescare un processo di scoperta di questo territorio. Artisti Monica Bonvicini, Alberto Garutti, Carsten Höller, Remo Salvadori e Tobisa Rehberger.

16/01/18

La nave va – il tesoro di Damien Hirst

 La grande mostra di Damien Hirst a Venezia è stata fra gli eventi espositivi di maggior attenzione mediatica e di pubblico.


Un incredibile flusso di parole ha cercato di definire questo grande progetto che si sviluppa fra una narrazione fantastica e un grande lavoro di produzione creativa. Ora l’ideazione di questa grande iniziativa è diventato un interessante docufilm per la rete web di Netflix.


 Col titolo “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” viene narrata gli eventi della scoperta della mitica nave Apistos (dal greco “Incredibile”),  di  Cif Amotan II (anagramma in inglese di “I am a fiction”) nell’Oceano Indiano che ha rivelato tutti i “fantastici” tesori presentati a Venezia.


Il regista Sam Obkinson ha realizzato un suggestivo lavoro di riflessione e analisi della scoperta archeologica miscelando suggestioni fantastiche e ipotesi storiche.





















15/01/18

Artribune didattica



Dal 12 Gennaio il noto sito di arte "Artribune" ha attivato sul suo canale Vimeo una serie di lezioni sull'arte contemporanea, che coprirà dai primi lavori di M. Duchamp alle opere più attuali.  
Guida di queste lezioni didattiche sarà l'architetto napoletano Marco Capasso,  produttore di questa serie video per il progetto didattico M.Arte. 


14/01/18

Patto per il Turismo 4.0



Una bella notizia il recente accordo fra Gruppo Intesa Sanpaolo e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la gestione di 5 miliardi di euro che nei prossimi tre anni saranno destinati all'iniziativa "Patto per il Turismo 4.0" che attiverà una serie di iniziative per ammodernare e ristrutturare strutture ricettive per il turismo e la cultura. 

L'ornitorinco dell'arte



Girando sul magmatico universo del web oggi ho trovato questo sito ideato da quattro appassionati d'arte. Sono Giulio, Enrico, Tullia e Silvia che hanno dato vita al sito Club dell'Ornitorinco che si propone con dei corsi di didattica sull'arte moderna e contemporanea. 



CS
Abbiamo scelto di chiamarci Il Club dell’Ornitorinco perché rappresenta molto bene la sostanza del nostro approccio all’arte.



L’ ornitorinco è un animale che vive nell’Australia orientale: è un mammifero e depone le uova, è dotato di pelliccia e nuota, ha le zampe palmate e il becco come le anatre, ma sembra un castoro… E’ un animale che non rientra in nessuna vera categoria, non si incastra



perfettamente nei generi della zoologia, tanto che è stata creata una famiglia specifica per lui. Naturalmente nessuno di noi è uno zoologo, quello che sappiamo delle particolarità dell’ornitorinco ci deriva da Umberto Eco, che in “Kant e l’Ornitorinco” contesta la valenza delle categorie che utilizziamo per conoscere e studiare il mondo grazie all’eccezione rappresentata da questo animale.

13/01/18

L'arte al muro




In un equilibrio fra provocazione e riflessione l'artista Christoph Büchel  propone di pensare il muro sul confine del Messico, che da anni si sta strutturando e che l'attuale presidente degli USA vuole accelerare, come se fosse una grande opere di Land Art. 

Per dar corpo a questa iniziativa ha ideato una petizione e una serie di modelli di blocchi da proporre per la realizzazione di questa grande "opere d'arte".

12/01/18

Nuvolo a New York



Fino a fine mese a New York è in corso una mostra sull'artista Nuvolo (Giorgio Ascani; 1926–2008) curata da Germano Celant presso la galleria Di Donna



CS

Di Donna Galleries is pleased to present Nuvolo and Post-War Materiality 1950–1965, an exhibition curated by Germano Celant that highlights the early career of the Italian artist Nuvolo (né Giorgio Ascani; 1926–2008). The exhibition features 20 works by Nuvolo, most of which have never been seen outside of Italy, contextualized by important works by other artists working in Italy, Spain, France, and the United States following World War II, including Alberto Burri, Ettore Colla, Pietro Consagra, Jean Fautrier, Lucio Fontana, Addie Herder, Piero Manzoni, Conrad Marca-Relli, Manolo Millares, Mimmo Rotella, Angelo Savelli, Salvatore Scarpitta, Toti Scialoja, Antoni Tàpies, and Cy Twombly.

Nuvolo was born in the town of Città di Castello in northern Umbria; he moved to Rome in 1950 at the suggestion of Alberto Burri. After World War II, the artistic culture in Italy was characterized by a clash between the tradition of figuration and new modes of abstraction, and by a proliferation of artistic and theoretical movements incentivized by a young generation of artists and by a new international exchange of ideas. Through Burri, Nuvolo met artists who shared an interest in suppressing the use of the paintbrush and developing uses for unconventional materials toward a new type of process-driven abstraction.
Working within a two-dimensional, rectangular format typically associated with easel painting, Nuvolo introduced new techniques that relied on tension and textural variation, using a range of materials that include commonplace textiles as well as deerskin. In the late 1950s he began to produce his first improvisational works using a motorized sewing machine. These constructions, which are termed “cuciti a macchina”, consist of fragments of his own clothing or other dyed fabric, which were stretched over canvas or collaged into abstract compositions and occasionally enhanced with paint. Nuvolo’s “daini” series comprises segments of deerskin sewn together into loose grids. Nuvolo also used the sewing machine to create evocative drawings made of stitched thread on unprimed canvas—works that constitute his “diagrammi” series. 


Nuvolo and Post-War Materiality 1950–1965 will feature compelling examples from the cuciti a macchinadaini, and diagrammi series, which collectively demonstrate the high level of variation Nuvolo achieved using quotidian materials and direct processes. In exhibiting these works alongside works by European and American artists who also used unconventional techniques and materials, Nuvolo and Post-War Materiality 1950–1965 will document Nuvolo’s role in radically redefining traditional notions of painting and sculpture by exploiting the physical properties of raw materials using unmediated processes.
Nuvolo and Post-War Materiality 1950–1965 brings together works of art from private collections as well as loans from museums and foundations such as the Museum of Fine Arts, Boston; the Pinacoteca Comunale, Città di Castello; the MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone; and the Fondazione Toti Scialoja, Rome. The exhibition is accompanied by a book published by Skira editore, Milan in collaboration with Di Donna Galleries. The publication features an essay by Germano Celant as well as a thorough chronology of Nuvolo’s artistic explorations, contextualized within the non-figurative trends of his contemporaries as they unfolded in Italy, Europe, and the United States. Supporting materials include historical documentation and texts by and about the artist, accompanied by a large selection of color illustrations featuring works by Nuvolo produced between 1952 and 1965.
Di Donna Galleries is also pleased to announce the gallery’s exclusive representation of the Estate of Nuvolo, in close cooperation with the Associazione Archivio Nuvolo, which manages the artist’s legacy from his birthplace of Cittàdi Castello. Di Donna Galleries is currently preparing a catalogue raisonné of Nuvolo’s entire oeuvre.
About Nuvolo
Nuvolo ( Giorgio Ascani, 1926–2008) was an Italian painter and pioneer of screenprinting techniques. Born in Umbria to a family of printers, he participated in the Resistance in World War II, where he gained his nickname “Nuvolo”, Italian for “cloud”. Following the war, Nuvolo moved to Rome where, in Burri’s studio, he began to develop his own artistic practice, under the influence of artists who shared his interest in a progressive departure from the use of the paintbrush toward an engagement with unconventional materials and techniques. In 1955, the poet Emilio Villa organized Nuvolo’s first one-person gallery exhibition. His work was subsequently promoted by some of the most prominent gallerists in Italy, including Peggy Guggenheim, who acquired some of Nuvolo’s works and bequeathed a selection of them to major U.S. museums. In 1979, Nuvolo became Chair of the Academy of Fine Arts of Perugia, a position he held until 1984. In 2015, Nuvolo’s family established the Archivio Nuvolo to safeguard his legacy, and donated some important works to the Pinacoteca Comunale, Città di Castello.

About Germano Celant
Germano Celant is a renowned art historian and theoretician, internationally acknowledged for his theories on Arte Povera. He is the author of over one hundred publications, including both books and exhibition catalogues. He is also a prolific curator of exhibitions in prominent museums and other institutions worldwide. Mr. Celant is the Artistic and Scientific Superintendent of Fondazione Prada; the Curator of Fondazione Aldo Rossi, Milan; and the Curator of the Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Venice. Most recently, he was Curator of the exhibition, Arts & Foods: Rituals from 1851 in the Expo 2015 Art Pavilion at the Triennale, Milan; and Project Director of The Floating Piers, a major work by Christo and Jeanne-Claude at Lago d’Iseo, Italy. Celant is a regular contributor to international publications for art and culture, including Artforum (Contributing Editor, 1977–present); Interview Magazine (1991–present); the Italian weekly magazine L'Espresso (1999–present); and the Italian design magazine Interni (visual arts columnist, 1991–present). He has received numerous awards for his art criticism and curation, including the Agnes Gund Curatorial Award from Independent Curators International, New York in 2013.




11/01/18

25 anni per David Zwirner



Il gallerista David Zwirner festeggia i 25 anni della sua attività galleristica con una grande apertura dei suoi spazi espositivi con una mostra in chiave storica. 

Evento che vedrà anche la presentazione della futura sede progettata da Renzo Piano che aprirà nel 2020  sulla West 21st Street  a New York. 



CS

On the occasion of the gallery’s 25th anniversary, David Zwirner will present a special exhibition celebrating the artists who have shaped the gallery’s program since its founding in 1993.

On view across all of the gallery’s Chelsea spaces in New York (519, 525 & 533 West 19th Street and 537 West 20th Street), the exhibition will feature artworks by the gallery’s artists, including significant historical work, alongside new and never-before-seen works commissioned specially for the occasion.

Since opening its doors at 43 Greene Street in 1993, David Zwirner continues to present ambitious exhibitions guided by an artist-centric ethos. In 2002, the gallery relocated from SoHo to West 19th Street before expanding to Europe in 2012 with a gallery in an eighteenth-century Georgian townhouse at 24 Grafton Street in London’s Mayfair district. In February 2013, David Zwirner inaugurated a new five-story exhibition space at 537 West 20th Street in New York.

In September 2017, the gallery opened a space at 34 East 69th Street on Manhattan’s Upper East Side for special projects and focused historical exhibitions. Opening in January 2018, David Zwirner will inaugurate its first gallery in Asia in the H Queen’s building in Central Hong Kong.

David Zwirner: 25 Years will be accompanied by an illustrated catalogue revisiting the nearly 400 exhibitions presented by the gallery since 1993. With contributions by celebrated art historian Richard Shiff, renowned curator and academic Robert Storr, as well as David Zwirner himself, this publication will offer rare insights into the growth of a commercial gallery through its long-term commitment to its extraordinary artists.

Location
519, 525 & 533 West 19th Street New York, NY

537 West 20th Street New York

Dates January 13—February 17, 2018

#DZ25Years 


10/01/18

Carlo Mollino. In viaggio





Walter Guadagnini, Direttore di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, ha scelto per l’avvio della stagione espositiva del 2018 una mostra insieme molto torinese e altrettanto internazionale, dedicata a Carlo Mollino.


“L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973”, a cura di Francesco Zanot, sarà a CAMERA (Torino), dal 18 gennaio al 13 maggio 2018. L’esposizione attraversa l’intera produzione fotografica di Carlo Mollino, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dall’archivio del Politecnico di Torino. Questa iniziativa fa seguito alla mostra "Carlo Mollino. In viaggio", tenutasi presso CAMERA nella primavera del 2016, a testimonianza del rafforzamento della collaborazione tra Politecnico e CAMERA, anche grazie a un accordo di collaborazione siglato nell'aprile di quest'anno.
L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

“Mi rallegro che la mostra nasca da una collaborazione proficua con il Politecnico di Torino - dichiara Emanuele Chieli, Presidente di CAMERA - a dimostrazione della sempre più forte capacità di CAMERA di dialogare con le istituzioni locali e di trarre da questo dialogo progetti che uniscono rigore scientifico e motivi di interesse e curiosità per il vasto pubblico. Il rapporto con la città è da sempre al centro dell'attenzione di CAMERA, così come l'attenzione al più vasto mondo della cultura internazionale. Carlo Mollino condensa nella sua straordinaria e polimorfa figura entrambi questi aspetti: torinese di nascita e sempre attivo nel capoluogo piemontese, Mollino è divenuto negli ultimi decenni una figura apprezzata ben al di fuori dei confini cittadini e nazionali, maestro eccentrico della cultura del XX secolo”.

Tra i più noti e celebrati architetti del Novecento, Carlo Mollino ha da sempre riservato alla fotografia un ruolo privilegiato, utilizzandola sia come mezzo espressivo, sia come fondamentale strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano. Questa esposizione, la più grande e completa mai realizzata sul tema, indaga il rapporto tra Mollino e la fotografia evidenziandone l’unicità e le caratteristiche ricorrenti, a partire dalle prime immagini d’architettura realizzate negli anni Trenta fino alle Polaroid degli ultimi anni della sua vita. Sulle orme del padre Eugenio, ingegnere e appassionato fotografo, Carlo Mollino si è avvicinato a questo linguaggio espressivo fino dalla gioventù, sviluppando non soltanto un vasto corpus di immagini a metà tra il canone della tradizione, di cui aveva consapevolezza profonda, e lo slancio della sperimentazione, ma anche una peculiare coscienza critica che lo ha condotto a pubblicare nel 1949 “Il messaggio dalla camera oscura”, volume innovativo quanto fondamentale per la diffusione della cultura fotografica in Italia e la sua accettazione tra le arti maggiori. Questa mostra si propone così di approfondire la straordinaria complessità e fecondità della riflessione di Carlo Mollino sulla fotografia, situandolo definitivamente nella storia di questa disciplina attraverso un percorso che alterna grandi classici a opere del tutto inedite e mai precedentemente esposte.
Superando qualsiasi classificazione tra generi, incompatibile con la stessa natura molteplice e sfaccettata di Carlo Mollino, che porta avanti contemporaneamente progetti e interessi molto diversi facendoli inevitabilmente confluire tra loro, la mostra è suddivisa in quattro sezioni tematiche, ognuna intitolata con una citazione tratta dagli scritti dello stesso autore.
Nella prima sezione, “Mille case”, sono raccolte le immagini relative al tema dell’abitare, che caratterizza ovviamente una porzione fondamentale del lavoro fotografico di Mollino: oltre alle immagini degli edifici (Mollino è tra i pochi architetti che, dopo averle realizzate, reinterpretano con la fotografia le proprie costruzioni), compaiono qui still-life di oggetti domestici, ritratti ambientati nei celebri interni progettati da lui stesso, e una serie di istantanee riprese durante i suoi viaggi come annotazioni visive di architetture più o meno note, dalle case in legno e paglia della campagna rumena al Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright a New York, dai mulini olandesi alla Chandigarh di Le Corbusier.
La seconda sezione, “Fantasie di un quotidiano impossibile”, è centrata sull’atmosfera e le ispirazioni surrealiste che pervadono una parte della produzione fotografica molliniana. È il capitolo più libero e imprevedibile dell’intera mostra. Include fotografie molto diverse tra loro, sempre tese a mettere in discussione la realtà rappresentata: ci sono immagini di vetrine che ricordano quelle riprese a Parigi da Eugène Atget, fotografo prediletto da Man Ray, oggetti isolati nell’inquadratura e caricati di una vita misteriosa, specchi che nascondono e moltiplicano ogni cosa, fotografie di altre fotografie, fotomontaggi di progetti architettonici realizzati a partire da modelli di piccole dimensioni, fino a una selezione di preziose immagini tratte dalla pubblicazione “Occhio magico”, del 1945.
“Mistica dell’acrobazia” è il titolo della terza sezione, interamente dedicata a un altro interesse molto speciale di Carlo Mollino, quello per la velocità, il movimento e la dinamica. Sono qui riunite fotografie sul tema del volo, che Mollino praticava da provetto pilota acrobatico, dell’automobilismo, con particolare attenzione alla vicenda del Bisiluro, automobile da lui progettata (insieme a Mario Damonte ed Enrico Nardi) e con cui aveva partecipato alla “24 ore di Le Mans” nel 1955, e dello sci, con una selezione di fotografie di linee tracciate dagli sciatori sulla neve, sinuose come i profili del design del genio torinese.
La quarta sezione, “L’amante del duca”, la più ampia della mostra con oltre 180 fotografie selezionate, è infine dedicata al tema del corpo e della posa. Qui sono messi a confronto tra loro due soggetti fondamentali dell’intero corpus fotografico molliniano: i ritratti femminili (oltre alle celeberrime Polaroid, sono esposte numerose stampe originali in bianco e nero e a colori) e gli sciatori. Entrambi sono il frutto di una meticolosa operazione di messinscena di Mollino, che dimostra una particolare attenzione per il controllo della posa, riprendendo ossessivamente gli stessi gesti. Gli sciatori sono colti in posizioni che individuano la perfezione del gesto tecnico (direttore della commissione delle scuole e dei maestri di sci, Mollino pubblica nel 1951 il manuale “Introduzione al discesismo”), mentre le donne, reminescenti della statuaria antica, replicano senza sosta atteggiamenti simili, sullo sfondo degli stessi scenari e vestite nei medesimi abiti.
La mostra si completa infine con alcuni documenti, tra cui lettere, manoscritti, dattiloscritti originali (relativi in particolare alle successive stesure de “Il messaggio dalla camera oscura”), e una serie di cartoline collezionate da Carlo Mollino in ogni angolo del mondo che evidenziano, oltre a un atteggiamento di costante ricerca e curiosità, l’interesse vivo per la fotografia in ogni sua declinazione ed espressione.
Tutti i materiali in mostra, salvo alcune eccezioni opportunamente indicate, provengono dalle collezioni del Politecnico di Torino, Archivi Biblioteca Gabetti, Fondo Carlo Mollino.

“Con gran piacere, la sezione Archivi della Biblioteca Centrale di Architettura ‘Roberto Gabetti’ ha accolto la proposta di CAMERA di dedicare una mostra di ampio respiro alla produzione fotografica di Carlo Mollino - ricorda il professor Sergio Pace del Politecnico di Torino - DAD (Dipartimento di Architettura e Design). - A tale attività il grande architetto torinese, lungo tutto l'arco della propria carriera, ha rivolto un’attenzione straordinaria, così lasciando ampia testimonianza non solo della propria attività progettuale, ma anche e soprattutto degli interessi vastissimi e delle passioni anche inconsuete che l’hanno reso una figura unica nel panorama culturale italiano. Migliaia sono gli scatti, realizzati con tecniche differenti e spesso ritoccati a mano su negativi e/o positivi: dal negativo su lastra a quello su pellicola, dal bianco e nero al colore, dal fotomontaggio, realizzato insieme all’amico fotografo Riccardo Moncalvo, fino all’uso della polaroid per gli scatti più privati, gli archivi del Politecnico custodiscono un fondo prezioso per comprendere non soltanto un maestro inconfondibile, ma anche un capitolo essenziale della storia della fotografia nell'Italia del Novecento. Anche in virtù dell'ampiezza di tali orizzonti, è importante sottolineare che la mostra si avvale anche dei primi esiti di un progetto di digitalizzazione dei negativi di Carlo Mollino, cofinanziato da Regione Piemonte”.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita da Silvana Editoriale e contenente tutte le riproduzioni delle opere in esposizione oltre ai saggi di Francesco Zanot, curatore della mostra, Enrica Bodrato, Fulvio Ferrari e Paul Kooiker.

09/01/18

Gaudenzio a Varallo




Varallo fulcro fondamentale della grande mostra su Gaudenzio.

Ad accoglierla, una Pinacoteca rinnovata ed un ponteggio per avvicinare gli affreschi in S.M. delle Grazie




Saranno molte le emozioni offerte dal 23 marzo al 16 settembre 2018 dalla grande mostra su Gaudenzio Ferrari promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte e dal Comune e Pinacoteca di Varallo, dai Comuni di Novara e Vercelli. L’esposizione è curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, con la supervisione di Gianni Romano, a lungo Soprintendente del Piemonte, professore emerito dell’Università di Torino e massimo specialista dell’artista. L’organizzazione dell’evento è affidata all’Associazione Abbonamento Musei.it



Com’è noto, la mostra su Gaudenzio, oltre che Varallo, coinvolge, ma solo dal 23 marzo al 1 luglio 2018, altre due città del Piemonte – Novara, Vercelli – estendendosi, al di là delle sedi espositive, in chiese ed edifici delle città e del territorio, dove sono presenti affreschi e altre opere del Maestro. Nell’unico caso della sede di Varallo, la proposta espositiva sarà dilatata sino al 16 settembre.

Ad accogliere la sezione di Varallo della grande mostra sarà la Pinacoteca Civica, tra le maggiori piemontesi. Qui, ad essere affrontato sarà il primo tratto della carriera dell’artista: dagli anni di formazione alle prove del Sacro Monte. Con opere stabilmente presenti nella importantissima collezione civica ma anche con importanti prestiti concessi da musei ed istituzioni italiane ed internazionali. Tra essi, spiccano i prestiti della National Gallery di Londra e della Galleria Sabauda di Torino che consentono la ricomposizione del prezioso polittico di Sant’Anna . 

Da sottolineare come la possibilità di ospitare in Pinacoteca questa fondamentale sezione della grande esposizione su Gaudenzio sia stata assicurata da un atto munifico di un mecenate di origini varallesi che ha consentito di realizzare l’impianto di climatizzazione.
Ad un altro gesto di munificenza si deve anche l’opportunità, di poter ammirare, per la prima volta vis a vis, il magnifico, grandioso ciclo di affreschi che, nel 1513, Gaudenzio realizzò sul famoso “tramezzo” di Santa Maria delle Grazie, a per descrivervi la vita di Gesù. Da par suo. Forse il suo massimo capolavoro. 

Nella stessa chiesa, sempre di Gaudenzio sono le importanti scene della Presentazione di Gesù al Tempio e della Disputa con i dottori nella Cappella di Santa Margherita.
Naturale prosecuzione del percorso di visita è il vicino Sacro Monte. Qui Gaudenzio Ferrari lavorò già dal primo decennio del Cinquecento, adottando uno stile apparentemente molto naturale, comprensibile a tutti, ma frutto di una cultura complessa. L’artista ha popolato le scene di personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni: il gozzuto (figura molto diffusa nelle vallate alpine), la nobildonna, il valligiano, l’anziano sdentato, e di altri personaggi di tutte le età ed estrazioni sociali, come si vede nel dramma corale della Crocifissione
Sono diverse le Cappelle che vedono l’artista impegnato al Sacro Monte: quelle dedicate all’Annunciazione, al Viaggio dei Magi, all’Adorazione del Bambino, all’Adorazione dei Pastori, alla Circoncisione, all’Andata al Pretorio, alla Pietà, oltre alla già citata, intensa Crocifissione.

Altra tappa, nel cuore della città, la Collegiata di San Gaudenzio, il cui interno ospita numerose opere d’arte di notevole valore e soprattutto lo splendido polittico che orna l’altare maggiore, capolavoro di Gaudenzio Ferrari.

All’entrata di Varallo, in posizione scenografica, è da ammirare ancora la Cappella della Madonna di Loreto. Il Santuario presenta un nucleo centrale che riproduce in dimensioni ridotte la casa di Loreto circondato su tre lati da un loggiato sostenuto da colonne in granito rialzate da plinti, la cui costruzione è attribuita a Gaudenzio Ferrari.

Il Sindaco di Varallo Eraldo Botta dichiara “Nella mia veste di Sindaco della Città di Varallo sono particolarmente onorato di ospitare il grande evento di carattere culturale rappresentato dalla mostra Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari. La sua importanza è indubbia, sia perché sarà l’occasione di approfondire la conoscenza sull’opera di Gaudenzio, sia per le attività indotte e le positive ricadute che si potranno avere sulla Città. Particolarità e valore aggiunto dell’evento è la sua articolazione su tre sedi espositive, Varallo, Vercelli e Novara, motivo questo che offrirà l’occasione di valorizzare una rilevante area del territorio piemontese.

Un grazie quindi a tutti coloro i quali hanno permesso di concretizzare l’idea di questa mostra, dai curatori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa con la supervisione di Gianni Romano, massimo esperto dell’artista, all’Assessore alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte Antonella Parigi, che sin da subito ha creduto nel progetto, all’avvocato Marco De Luca, che con la sua generosa donazione, ha consentito di climatizzare i locali della nostra Pinacoteca. Un doveroso grazie infine all’Associazione Abbonamento Musei.it alla quale è affidata l’organizzazione dell’evento e a chi nelle tre sedi citate si adopererà per la sua buona riuscita “.

Informazioni e prenotazioni: www.gaudenzioferrari.it

08/01/18

Un anno di successi...




Continua il trend positivo per il sistema museale italiano, anche quest'annoi dati sono in crescita, si sono superati i 50 milioni di visitatori, è un record per l‘Italia, come ci indicano i dati Pubblicati dal Mibact con chi sale e chi scende nella Top30 dei #museitaliani, il Colosseo è al Top, ma bene per quasi tutti i musei,  boom per l’archeologia.

"I dati definitivi del 2017 segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2016 di circa +5 milioni di visitatori e di +20 milioni di euro”. Così il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini presenta i dati dell’Ufficio statistica del Mibact sui risultati dei musei statali nel 2017. 



 
 

“Il bilancio della riforma dei musei – prosegue Franceschini – è davvero eccezionale: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi di circa 70 milioni di euro (+53%). Risorse preziose che contribuiscono alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale.

 I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, un rafforzamento della ricerca e della produzione scientifica e un ritrovato legame con le scuole e con i territori. Per il quarto anno consecutivo – sottolinea Franceschini-  l’Italia viaggia in controtendenza rispetto al resto d’Europa con tassi di crescita a due cifre, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno che, anche nel 2017, hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del trend nazionale. 

La Campania – fa notare Franceschini – è ormai stabile al secondo posto della classifica delle regioni più virtuose: la rinascita di Pompei è stata sicuramente da traino ma sono state molto positive anche le altre esperienze delle gestioni autonome dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico Nazionale di Napoli, a Capodimonte, a Paestum. Nel 2017 – conclude Franceschini – tutti i musei hanno registrato significativi tassi di crescita, ma il patrimonio archeologico è stato il più visitato: circa un terzo dei visitatori si sono concentrati tra Pompei, Paestum, Colosseo, Fori, Ostia Antica, Ercolano,  l’Appia antica e i grandi musei nazionali come Napoli, Taranto, Venezia e Reggio Calabria e il Museo nazionale romano”.




OUVERT LA NUIT – Festival des Lumières




Villa Medici propone fino al 28 Gennaio una bella visione del mostra notturna nello stupendo parco dell'Accademia di Francia. 





CS
Ideato dalla direttrice MURIEL MAYETTE-HOLTZ | Mostra a cura di CHIARA PARISI
Fin dal suo arrivo a Villa Medici, Muriel Mayette-Holtz ha assegnato alla luce una posizione privilegiata. Ha dunque affidato il progetto d’illuminazione del palazzo mediceo allo scultore della luce Yann Kersalé, il quale ha creato un sistema d’illuminazione che, spiega la stessa direttrice, «colora, accende, sublima, rivela i tesori di Villa Medici», abbracciando il luogo senza invaderlo, e nel rispetto del suo carattere e del suo patrimonio.
È in questo contesto che la direttrice dell’Accademia di Francia a Roma propone il nuovo format di installazioni temporanee dal titolo Festival des Lumières (Festival di Luci) che apre con la mostra Ouvert la nuit «prima di un ciclo di esposizioni di luci nei giardini di Villa Medici, che vede la curatela di Chiara Parisi». Un’iniziativa importante nella programmazione dell’Accademia di Francia a Roma che, per la prima volta, apre le porte ai visitatori di un’esposizione notturna nei celebri giardini di Villa Medici.
La mostra si terrà dal 16 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018 (dal venerdì alla domenica) ed è la prima esperienza notturna nei giardini della Villa, attraverso un percorso di installazioni realizzato dagli artisti di fama internazionale:
Rosa BarbaCamille BlatrixChristian BoltanskiNina Canell & Robin WatkinsMaurizio Cattelan, Trisha DonnellyJimmie DurhamElmgreen & DragsetFélix González-Torres, Douglas GordonJoan JonasHassan Khan, Lee MingweiFrançois Morellet e Otobong Nkanga.

Composto da sedici carré, il giardino di Villa Medici si presenta come un labirinto vegetale strutturato dalle siepi e i 17 artisti se ne sono letteralmente impossessati, creando un’atmosfera magica e scrivendo nuove leggende.
Per la curatrice Chiara Parisi, «l’idea è utilizzare il grande spazio scenico che Villa Medici rappresenta nell’immaginario della città, ma anche giocare con l’immaterialità della luce e con lo splendore dell’oscuritàIl titolo Ouvert la Nuit fa riferimento alla raccolta di racconti di Paul Morand, in cui ogni storia è ambientata in una notte e in un luogo diversi; all’imbrunire il visitatore entra sulla scena e interagisce con le opere d’arte che gli si presentano davanti. Un progetto notturno e misterioso, costruito insieme ad artisti di diverse generazioni e realizzato in grande libertà. Per ognuno degli artisti, i giardini si sono rivelati un rifugio per sviluppare o rielaborare creazioni inedite ed eccezionali».
Con il Festival des Lumières, Villa Medici ha voluto celebrare la luce — e la notte — senza mascherare la bellezza del luogo. Questa prima edizione è una promessa di emozioni, di poesia e di magia che ci conducono attraverso i giardini. Il visitatore è invitato a vivere quest’atmosfera, passeggiando di carré in carré e incontrando opere di cui la luce è l’elemento fondante. In questo contesto notturno, la mostra stimola una riflessione sull’oscurità, sulla sua percezione attraverso la luce ma anche attraverso i suoni e l’aria della notte.


Le opere e il percorso
 I visitatori sono accolti all’entrata monumentale da una fitta neve. Tra scultura e narrazione, il pubblico è invitato a sperimentare questo spazio idealizzato e rappresentato dai giardini di Villa Medici. Utilizzando macchine teatrali, care al lavoro di entrambi, Christian Boltanski (1944 a Parigi, dove vive) e il light designer Jean Kalman (1945 a Parigi, dove vive) hanno progettato un percorso sensoriale dove la magia dei giardini acquista tutto il suo senso. Muniti di una lampada, i visitatori sono invitati ad affrontare l’oscurità dei luoghi, perdendosi in uno spazio irreale, immersi nella nebbia e nella neve, circondati dalle lucciole, sopresi da voci e da presenze velate… alla scoperta ognuno dei propri fantasmi. 
Il giardino si apre agli spettatori con la Loggia di Cleopatra, dove è installato Untitled(America) di Félix González-Torres (1957, Guáimaro, Cuba – 1996, Miami) con le sue celebri ghirlande di luci che l’artista installava nei musei, nelle gallerie e per le strade. Un’opera di grande vitalità che dà vita a una doppia percezione, come una festa improvvisata ma profondamente nostalgica.
In uno dei primi carré, Rosa Barba (1972, Agrigento, vive a Berlino) si rivolge al cielo di Roma con White Museum, installazione in cui un proiettore cinematografico 70mm si riflette su uno specchio per “filmare” i pini marittimi. Di fronte, il visitatore scopre un’altra opera di Rosa Barba, una scritta in corsivo realizzata con il neon che si dispiega come una poesia fluttuante nello spazio.
Nel carré dove si trova la statua della Maddalena, Joan Jonas (1936, New York, dove vive) evoca la fragilità della natura con una poetica scultura luminosa.
 Nel carré dell’Orto, Elmgreen & Dragset (nati rispettivamente nel 1961 a Copenaghen e nel 1968 a Trondheim, in Norvegia, vivono a Berlino) installano una scultura luminosa tra umorismo, sovversione e voyeurismo.
Nel carré delle Niobidi, Nina Canell e Robin Watkins (lei nata nel 1979 a Växjö, lui nel 1980 a Stoccolma, vivono a Berlino) propongono un’esperienza in cui la luce non si vede ma si ascolta, con il loro progetto realizzato al Polo Nord. The Luminiferous Aether è una registrazione delle più sorprendenti: quella dei suoni di un’aurora boreale.
 Osservando il tronco di un pino marittimo, scopriamo Jesus is not enough di Douglas Gordon (1966, Glasgow, vive a Berlino), una scultura delle dimensioni di una mano, in cui la memoria collettiva e quella personale dell’artista s’intrecciano.
 Nell’Agrumeto, Lee Mingwei (1964, Taiwan, vive tra Parigi e New York) installa Small Conversation, un paesaggio sonoro evocato da versi di insetti che ricordano l’isola dove l’artista è cresciuto. Per Mingwei, questi suoni della natura stanno scomparendo non solo a causa dei cambiamenti climatici, ma soprattutto perché non dedichiamo il tempo necessario all’ascolto della notte.
 Christian Boltanski s’ispira al tradizionale meccanismo delle ombre cinesi per animare il giardino e popolarlo di presenze irreali che invitano i visitatori a penetrare questo spazio misterioso. Incontriamo campanelle giapponesi nel carré della Neviera assieme a una Danseuse, una silhouette effimera e mutevole, presenza umana che ci trasporta più lontano in un altro carré animato dalle celebri installazioni di Boltanski fatte da lampadine.
Più avanti, sulla statua della Dea Roma scopriamo Lamentable di François Morellet (1926, Cholet, scomparso nel 2016) che utilizza la forma del cerchio di neon blu per evocare l’impossibilità di creare un cerchio per il semplice fatto che i segmenti non sono installati nell’ordine giusto. In questi giardini così geometricamente organizzati, l’opera di Morellet ricostruisce il disordine dell’arte minimale, richiamando i principi del suo lavoro: «il matrimonio tra ordine e disordine, che sia uno che produca l’altro, o l’altro che produca o distrugga l’uno», secondo le parole dell’artista.
La struttura dei giardini ha indotto alcuni artisti, come Camille Blatrix o Hassan Khan, a espandere il perimetro dell’esposizione oltre i carré, investendo l’intero spazio.
Per attirare i visitatori nei giardini notturni, Camille Blatrix (1984, Parigi, dove vive) ha scelto di lavorare sulla forma del labirinto, sia metaforica che reale, disseminando un uccello notturno nelle mani dei guardiani, con la creazione di un nido nel carré del Vigneto, ispirandosi al romanzo Cosmos di Witold Gombrowicz, mentre Hassan Khan (1975, Londra, vive a Il Cairo) semina le sue parole-scultura luminose nella notte (Sentences for a New Order).
Nel carré delle Colonne, Otobong Nkanga (1974, Kano, in Nigeria, vive ad Anversa) presenta uno «scavo archeologico» composto di vetri illuminati fissati nel terreno, sui quali i visitatori possono leggere poesie o scoprire i disegni tracciati dall’artista.
Tra sconfinamenti e valorizzazione del contesto, altre installazioni sono proposte da Trisha Donnelly e Jimmie Durham nella prospettiva di trasformare questo luogo idilliaco.
Il progetto di Trisha Donnelly (1974, San Francisco, vive a New York) si basa principalmente sull’arte della percezione, dello stress e del desiderio, offrendo al visitatore la possibilità di aprirsi a nuove esperienze. attraverso un’installazione sonora nel carré del Narciso.
Jimmie Durham (1940, Arkansas, Texas, vive tra Napoli e Berlino) celebra questa festa di luci con un fuoco cerimoniale di legno aromatico, come quelli che accendeva con suo fratello e i suoi cugini durante la sua infanzia. Le ceneri rimarranno sul piccolo pezzo di terra bruciata nel carré del Frutteto per tutta la durata dell’esposizione, diventando un elemento fertilizzante per le successive colture.
Ispirandosi al motto “art for all”, che cerca di superare i limiti dell’opera d’arte e di raggiungere il pubblico attraverso nuovi spazi e nuove modalità di fruizione, Maurizio Cattelan (1960, Padova, vive tra New York e Milano), propone per l’occasione Made in Catteland, un’opera portabile, una sciarpa con l’effigie di Villa Medici, simile alle sciarpe dei tifosi di calcio, che il visitatore acquista all’ingresso dei giardini per proteggersi dal freddo. Un progetto che mette in primo piano il sentimento di comunità, d’identificazione, di amore per un luogo, nella convinzione che i luoghi deputati all’arte possano essere punti d’incontro e l’arte un rito condiviso.
«Ouvert la nuit sarà una passeggiata notturna per incontrare, sotto le luci, la creazione contemporanea» commenta Muriel Mayette-Holtz, «un progetto che ritroveremo ogni anno e che permetterà di scoprire ogni volta un nuovo volto dei giardini di Villa Medici».

Ouvert la nuit
Dal 16 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018
Dalle 17 alle 22, dal venerdì alla domenica

Ingresso libero
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma
T +39 06 67611 www.villamedici.it