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26/05/18

Torna Flat 2018





Dopo il grande consenso di pubblico e di critica torna FLAT che quest’anno troverà spazio nella magnifica “NuvolaLavazza  a Torino nella rinnovata Centrale.

Per ora è uscito il bando che condividiamo, l’evento avrà corso il prossimo Novembre dal 2 al 4 Novembre




CS

È online l’application per partecipare alla seconda edizione di FLAT. Deadline 17 giugno

Tutti coloro che intendono partecipare a FLAT 2018 (Torino, 2 – 4 novembre) sono invitati a compilare il modulo online disponibile su questa pagina.

Le iscrizioni verranno accolte entro e non oltre il 17 giugno 2018.

Il Comitato Scientifico di FLAT procederà in un secondo momento alla valutazione e selezione degli espositori iscritti. Tutti i partecipanti verranno successivamente informati tramite email del risultato della selezione entro fine giugno 2018.

L’iscrizione non garantisce la partecipazione alla Fiera. Verrà richiesto il pagamento della quota d’iscrizione solamente a partecipazione confermata.

Gli espositori selezionati verranno invitati a presentare un progetto editoriale per il Premio FLAT – Fondazione Arte CRT: un comitato elettivo assegnerà il Premio ad un progetto che verrà poi realizzato l’anno successivo con il sostegno di Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Notte al Castello di Rivoli ...






Mi piace molto l’idea di realizzare una notte al Castello di Rivoli, una iniziativa che accoglierà i partecipanti nel cortile con un aperitivo a buffet accompagnato da Dj Set.

Per tutta la durata dell'evento sarà possibile esplorare il museo visitando la mostra permanente di Arte Contemporanea con le sue meravigliose opere. Sarà inoltre possibile visitate e la Mostra di Giorgio de Chirico con i Capolavori dalla Collezione di Francesco Federico Cerruti.

L’iniziativa è ideata dal  Club Silencio presenta, che valorizza e promuove il patrimonio storico-culturale dei musei e degli edifici storici d’Italia attraverso l’organizzazione di iniziative serali.

Obbligo di prenotarsi al link  clubsilencio.it/castellodirivoli

🚌 Sarà presente il servizio navetta da Torino centro al Castello di Rivoli, i posti sono limitati, riserva il tuo posto tramite l'apposita sezione in fase d'accredito!


INGRESSO
Aperitivo dalle 19:30 alle 20:45
🍸ingresso + aperitivo + 1 drink 20€
Post aperitivo dalle 21:45  🍸 ingresso + 1 drink 12€

PARTNER
Cinzano  /   AutoCentauro  /   Nova - Estetica Specialistica

Club Silencio  www.clubsilencio.it
m.me/clubsilencioofficial
@clubsilencioofficial

*La tessera abbonamenti musei non sono utilizzabili per questo evento.


Il Pompidou di Bruxelles






Dopo il Louvre anche il Centre Pompidou continua l'esperienza di internazionalizzarsi, dopo Malaga e la volta di Bruxelles, per ora in modo limitato per poi completarsi nei nuovi spazi nel 2022.

Kanal-Centre Pompidou, questo il nome del nuovo centro, ha aperto i primi di Maggio, in una sezione degli ex-garage Citroën, in trasformazione per la grande conversione alle funzioni di un centro polivalente.




Progetto architettonico è degli studi noAarchitecten (Bruxelles), EM2N (Zurigo) e Sergison Bates architects (Londra) che trasformeranno questo grande spazio in una articolata struttura culturale.

La mostra di apertura è un poliedrico e allegro gruppo di eventi che si articolano con opere già storicizzate ma non solo.


#kanalbrussels #kanalcentrepompidou #kanalbrut #Kanal #Centrepompidou #Bruxelles #ArtContemporain #Architecture 









Spazi per pensare - Fondazione Prada Venezia





In un'atmosfera rarefatta alcuni manufatti manifestano una sensazione di solitudine.

Sono tracce ispirate alla riflessione individuale, al bisogno di appartamento, alla necessità di migrare.

Attimi della vita che possono produrre forti riflessioni, come è successo a Theodor W.Adorno, Martin Heidegger e Ludwig Wittgenstein nel loro complesso percorso filosofico.

Con questi elementi la mostra in corso alla Fondazione Prada di Venezia, curata da Dieter Roelstraete, attiva un percorso emozionale molto intenso, da fruire con i giusti tempi e la quiete per potersi immergere al meglio in questa esperienza.




Da uno scatto fotografico si entra nell'abitazione losangelina di Adorno, poi al primo piano si giunge nell'antro ridotto di Heidegger  per poi inserirsi in quello di Wittgenstein.

Un cammino verso una , il bisogno di riflessione l'esilio dal mondo e dalla comunità degli uomini.

 Ci accompagnano in questi spostamenti di spazi riservati tante opere che si muovono nelle sensibilità emotive dei filosofi, tra  cui Susan Philipsz, Goshka Macuga, Jeremy Millar e tanti altri.










25/05/18

Colonne infinite


  


Stupendo l'effetto scenico delle recenti opere di Claudia Comte da König a Berlino, un forte impatto visivo che trasforma la percezione dei materiali e la qualità delle forme, sembra di entrare in una foresta primordiale o in un antico mausoleo.




CS

KÖNIG GALERIE is pleased to present 'When Dinosaurs Ruled the Earth', Claudia Comte’s second exhibition at the gallery. Comte has conceived an immersive environment comprising spruce trees, new sculptures, and a multi-channel video installation for the nave of the space.

'When Dinosaurs Ruled the Earth' brings together multiple aspects of Comte’s work with a particular focus on the history of materials and the play between ancient and digital technologies. Returning to the use of wood, marble, and bronze in craft and industrial production which have long played an important role in her work, the exhibition can be seen to ‘look back to look forward’. In uncovering prehistoric technologies, as well as systems and languages in contemporary forms, the exhibition proposes that connections between these ideas might provide help to navigate the Anthropocene.

In the main space of KÖNIG GALERIE, a large grid-formation features twenty spruce trees suspended from the ceiling – each tree revealing a carved reliquary in which wood, marble, and bronze sculptures are placed. The placement of the spruce echoes the load-bearing column supporting the nave. Comte’s idiosyncratic family of bunnies, snakes, and cacti are joined by plastic bottles, cans, and shells. While materials like marble signify antiquity and stability, Comte’s casting of plastic detritus – a material which takes approximately 450 years to decompose – probes the value systems and temporal registers we ascribe to materials. The notion that plastic and other supposedly ‘disposable’ materials disappear from sight is challenged in the exhibition – a reminder that plastics and polymers are now found in the most remote of places.


Illuminating the trees are a suite of 4-D video animations produced in collaboration with the Computer Science Department at the University of Freiburg, Germany. Sculptural renders are repeatedly subjected to a range of algorithmic actions causing them to atrophy over and over again. The algorithm – typically an agent of ‘problem-solving’ touted by global technology firms – is deployed here as an agent of visual subterfuge, reducing apparently solid, stable materials into viscous, runny matter.

In another video work, the remote landscapes of Kyrgyzstan or Papua, Indonesia and are adjoined to the exponential industrialisation of natural resources in Western cultures. While for a Western audience these places invoke romantic ideals about untouched terrain that seem relatively unchanged, on her visit Comte found the opposite to be true, observing that industry, technology, and materials move across the world in molecular drifts.

A soundtrack bringing together the various elements of the exhibition has been developed in close collaboration with Egon Elliut. Overlaying recordings of nature and chanting with melodic sounds relating to the building’s site as a former church, the soundtrack reflects Comte’s mnemonic impressions of the forest. Through the mixing process, the chanting takes on a futuristic quality, while the synthetic beat effectively eschews aural recognition.

Throughout the exhibition, juxtapositions of old and new, material and digital abound. In bringing the natural fibres of wood into contact with the glossy materiality of LCD monitors, Comte exposes the points where nature and culture, prototype and modernity inextricably entwine across time.

Human knowledge is constantly being expanded and challenged by fossiliferous finds, making it possible to detect in today’s resource extraction the traces of Triassic life. From the concentric rings of the spruce – which show different speeds of growth according to ecological and climatic shifts – to the sand and other minerals that are melted together to produce the glass of the monitors, 'When Dinosaurs Ruled the Earth' proposes a different analogue of time – one where past, present, and future are deeply entangled.


Born in 1983 in Morges, Switzerland, Claudia Comte lives and works in Grancy, Switzerland and Berlin, Germany. Previous solo and group exhibitions include Zigzags and Diagonals, MOCA Cleveland (2018), Swiss Performance Now, Kunsthalle Basel (2018), KölnSkulpture #9, Köln (2017), La Ligne Claire, Basement Roma (2017), NOW I WON, Messeplatz, Art Basel (2017), 10 Rooms, 40 Walls, 1059 m2, Kunstmuseum Luzern (2017), DesertX, Palm Springs (2017), Catch The Tail By The Tiger, König Galerie, Berlin (2016), The Language of Things, Public Art Fund, New York (2016), 


A Mosca i luoghi del calcio



Fra pochi giorni iniziano i mondiali di calcio in Russia e a Mosca presso il Schusev State Museum of Architecture si inaugurerà, il prossimo 29 Maggio, una bella mostra sulla storia degli stadi realizzati in questo ultimo secolo in Russia .



CS

Schusev State Museum of Architecture (Moscow, Russia) presents the exhibition project «The architecture of the stadiums» timed to the 21st FIFA World Cup. The championship will be the main sporting event of 2018 and will be held at 12 stadiums in 11 cities of Russia. Sports arenas are of particular importance in such events. Their architecture embodies the most current trends of their time. 

The Museum has a unique collection of materials that reveal the almost century-long history of the stadiums construction and design in the USSR. The exhibition’s purpose is to acquaint the society with little-studied and previously not exhibited materials on the history of the construction of sports objects in our country. 




The first part of the exhibition is historical. It consists of architectural drawings and photos of the realized projects. There will be revealed the history of the legendary Moscow stadium “Dynamo”, sports complex in Luzhniki, “Kirov Stadium" in Leningrad, sports arenas in Minsk, Yerevan, Kiev and other cities of the country. The stadiums were designed by such outstanding Soviet architects as Nikolay Kolly, Nikolay Ladovsky, Dmitry Iofan, Alexander Vlasov and many others. The exhibition will show the evolution and diversity of different types of buildings – from U-shaped stadiums with two playing fields, athletics arenas with a motorcycle track to multi-functional complexes of the modernism era.
The second part – modern – is dedicated to the arenas where the matches of this year's championship will be held. The exposition will include not only models, projects and photos of new and reconstructed stadiums, but also materials on the best foreign sports objects built for international competitions of last decades. 

Thematic lectures, excursions in several languages, as well as conferences and discussions with leading architects are planned within the framework of the exhibition. The inclusive program consists of tactile copies of three-dimensional exhibits, guided tours in sign language and accompanying texts in Braille.









24/05/18

A Barriera è arrivato Dioniso...




Torna il prossimo 30 Maggio a Torino la bella iniziativa di Opera Viva Barriera ideata da Alessandro Bulgini, col sostegno di Flash Back e la curatela di Christian Caliandro, in piazza Piazza Bottesini.

Apre la rassegna "Dioniso in città",  l’opera degli artisti palermitani Laboratorio Saccardi ( Vincenzo Profeta e Marco Leone Barone), creata per il secondo manifesto del progetto Opera Viva Barriera di Milano, progetto che nel 2018 si ispira allo scrittore e antropologo Chad Oliver e all’incontro tra mondi diversi.  L’opera di Laboratorio Saccardi ci parla della diversità come Grande Altro (secondo la definizione di Slavoj Ž i ž ek) irriducibile, incommensurabile, come linguaggio alieno e a tratti incomprensibile, proveniente al tempo stesso dal passato più arcaico e dal futuro prossimo. Un grande e orgoglioso viso africano ci osserva, con la fronte coperta da quello che sembra un antico elmo o un casco futuristico. Sullo sfondo, l’architettura del Teatro Politeama di Palermo con il suo strano gusto tra asburgico e assiro-babilonese; attorno, un’aria fosca e lampeggiante che sa di epica. 

E subito affiorano alla mente i versi della Profezia (1965) di Pier Paolo Pasolini, contenuta in Alì dagli Occhi Azzurri, disamina lucida di un processo storico, sociale ed economico che coinvolge popoli diversi a confronto, civiltà differenti e agli antipodi: “Essi sempre umili / essi sempre deboli / essi sempre timidi / essi sempre infimi / essi sempre colpevoli / essi sempre sudditi / essi sempre piccoli, / essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, / essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi / in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo, / essi che si costruirono leggi fuori dalla legge, / essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo…”. Il futuro prefigurato da Pasolini è adesso, è ora: anzi, è già passato. La diversità accede improvvisamente al territorio di una mitografia non consolatoria, ma ostinata a leggere il presente italiano nelle sue pieghe più sommerse.

Laboratorio Saccardi è formato da Vincenzo Profeta (Palermo 1977) e Marco Barone (Palermo 1978), artisti capaci di esprimersi con differenti linguaggi (dalla pittura, al video, alla fotografia, alla poesia visiva) nel segno di un dichiarato intento ludico e dissacratorio, artisti abituati da anni a cortocircuitare, terremotare, dinamitare le logiche e le pratiche culturali dell’arte contemporanea mainstream. Il loro lavoro verte principalmente su due temi: l’irrisione dello star-system dell’arte e l’irrisione dell’intellettuale. Tutto parte dalla conoscenza profonda della storia dell’arte da cui traggono inesauribili spunti per poi applicarli in tutti i loro lavori, senza risparmiare nessuno.

Una lotta per collezionare






La sede newyochese di Hauser & Wirth presenta, con la curatela di David Rosenberg, una grande selezione delle opere dalla Collezione Sylvio Perlstein, più di 350, sotto il titolo "Una lotta continua". Sviluppata su tre piani un esempio di collezionismo articolato e ben strutturato nei collegamenti fra opere ed estetica. Si attraversano praticamente tutte le tendenze del novecento artistico, Dada, Surrealismo, Astrazione, Land Art, Arte concettuale, Arte minimal, Pop Art, Op Art, Arte Povera, Nouveau Réalisme fino all'arte più contemporanea. Particolarmente ricca è anche la sezione fotografica con  150 scatti tra cui quelli di Eugène Atget, Brassaï, Claude Cahun, André Kertész, Henri Cartier-Bresson e Man Ray.



CS
Unfolding across all three floors of Hauser & Wirth’s 22nd Street location, ‘A Luta Continua’ is the first United States presentation of the Sylvio Perlstein Collection. Over the course of more than five decades, Perlstein has assembled an intensely personal collection rooted in a passion for the work of groundbreaking artists; a commitment to self-education; and an affinity for a wide range of mediums. Remarkably diverse, the Collection traces the course of twentieth-century art, from Dada and Surrealism to Abstraction, Land Art, Conceptual Art, Minimal Art, Pop Art, Op Art, Arte Povera, Nouveau Réalisme, and Contemporary Art. But above all, ‘A Luta Continua’ testifies to the power of connoisseurship and to collecting as a talent    an art in itself    that must be honed through sustained, sometimes courageous, and often joyful personal effort.


Curated by David Rosenberg, ‘A Luta Continua’ takes its title from South African artist Thomas Mulcaire’s eponymous neon sculpture, which translates from Portuguese as ‘the struggle continues’ and hangs on the façade of Perlstein’s home. The exhibition presents more than 360 works by some 250 artists. Among these are Josef Albers, Carl Andre, Diane Arbus, Hans Bellmer, André Breton, Marcel Broodthaers, Alexander Calder, Marcel Duchamp, Max Ernst, Hannah Höch, Jenny Holzer, Donald Judd, Sol LeWitt, René Magritte, Man Ray, Bruce Nauman, Brice Marden, Robert Morris, Edward Ruscha, Robert Ryman, Fred Sandback, Robert Smithson, Jean Tinguely, and Andy Warhol.

In addition to significant concentrations in the areas of Minimalism and Pop Art, a highlight of the Perlstein Collection, featured prominently in this exhibition, is an exceptional ‘collection within the collection’ of twentieth-century photography. On view will be over 150 works by such pioneers of the medium as Eugène Atget, Brassaï, Claude Cahun, André Kertész, Germaine Krull, and László Moholy-Nagy, as well as revered figures Diane Arbus, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Walker Evans, Dora Maar, and Man Ray, with whom Perlstein maintained a close friendship until the artist’s death in 1976. The exhibition presents more than a dozen works by Man Ray that span the photographer’s career, including his Rayographs ‘Untitled’ (1923) and ‘La Colifichet’ (1923), as well as his startling portraits of early twentieth-century French luminaries such as ‘Antonin Artaud’ (1929) and Marcel Duchamp, ‘La Tonsure’ (1919).



23/05/18

L'arte della polizia ad Hong Kong




La recente edizione di Art Basel a Hong Kong ha confermato che questa è praticamente la nuova mecca dell'arte contemporanea.

Già alcune delle gallerie più internazionali hanno aperto una loro sede in questo piccolo stato-città, fra le più note: Massimo De Carlo, White Cube, Gagosian, Pace Gallery, David Zwirner e tante altre stanno seguendo l'esempio.

Nel West Kowloon Cultural District stanno crescendo i diversi progetti come un grande teatro, il M+, che aprirà nel 2019, su progetto dello studio Herzog & de Meuron, un vasto complesso di produzione culturale a cui si affiancano tante altre stimolanti realtà come il  Tai Kwun – Centre for Heritage and Arts che aprirà il prossimo 25 Maggio, nella sede che un tempo fu la Stazione Centrale di Polizia.

Questo centro è un articolato spazio realizzato da un gruppo di studi di architetti internazionali ( Herzog & de Meuron, Purcell e Rocco Design Architects Limited) che avrà spazi espositivi, sale conferenze, auditorium e tanti altri servizi aggiuntivi.
  






CS
The Central Police Station (CPS) Revitalisation Project is moving ahead with preparations for the opening of the CPS site, in three phases beginning in mid-2018. The site will be operated as Tai Kwun – Centre for Heritage and Arts, named after the local colloquial name for the historic compound.
Statutory permits and certificates have been obtained for the project following the completion of inspections of 15 historic buildings, the new art gallery and auditorium buildings and associated structures in the CPS compound. Conservation, restoration and construction works have been certified by the authorities as having been carried out according to the approved building plans, and meeting the buildings, antiquities protection and public safety requirements.
The opening of the compound will take place in phases. Interior fitting out works are being carried out in 11 historic buildings, namely, the Police Headquarters Block (Block 1), Barrack Block (Block 3), Ablutions Block (Block 8), Superintendent’s House (Block 10), Bauhinia House (Block 19), and Halls A to F (Block 11-15, 17). These buildings, together with the new art galleries and new auditorium, and the outdoor spaces of the Parade Ground and the Prison Yard, will be opened in mid-2018. Interior works are ongoing in four other buildings, namely the Armoury (Block 2), Married Sergeants’ Quarters (Block 6), Single Inspectors’ Quarters (Block 7) and Central Magistracy (Block 9) and these buildings are targeted for opening later in 2018. A recovery plan is being formulated for the Married Inspectors’ Quarters (Block 4) which collapsed partially in 2016. Further details of the works to be carried out on Block 4 and its opening arrangement will be announced later.
The revitalisation project is led by The Hong Kong Jockey Club (the Club) in partnership with the Government of the HKSAR. Since the project involves restoring many old buildings in poor condition and building new ones at a technically challenging site, the Club has worked closely with the government authorities, consultants, contractors and other stakeholders. This has ensured the compound is fit for adaptive reuse after conservation and revitalisation.
Comprising a cluster of three declared monuments with a total of 16 historic buildings and outdoor spaces on the 13,600-square-metre site in the heart of Central, the project is by far the largest heritage conservation and revitalisation project in Hong Kong and the largest such project undertaken by the Club.
“We are delighted to have completed the majority of works and received statutory permits and certificates for most of the facilities. Building on this important milestone, we shall continue to give our best to explore the next phases in the Tai Kwun journey,” Leong Cheung, the Club’s Executive Director, Charities and Community, said. “True to the Club’s spirit of pursuing world-class excellence, the revitalisation works have been carried out meticulously. We look forward to reinvigorating the heritage site by offering a vibrant heritage, arts and lifestyle experiences to promote cultural appreciation, exploration and learning, talent development, and most importantly, open up a once closed-off part of Hong Kong and transforming it into an alluring new space for the neighbourhood and indeed everyone to enjoy.”
“In the coming weeks, we shall continue to dedicate all our efforts to the final preparations for Tai Kwun’s opening. These include completion of interior fit-outs, the installation, testing and trial runs of a full range of facilities, systems and equipment, staff recruitment and training, as well as putting the final touches on the opening programmes and activities,” Timothy Calnin, Director of CPS, Tai Kwun said.
A series of tests of the facilities have begun, with more trial runs planned for the next few weeks. An opening ceremony is planned for 25 May 2018, which will be followed by community days and visits, initially for a limited number of visitors. This will give Tai Kwun an opportunity to fine-tune its operation before the site is fully open. Details of the opening and visit arrangements, programmes and services for visitors will be announced in due course.

Renato Guttuso, fra arte e politica




Son passati cinquat’anni dal 1968, anno di grande fermento politico e culturale, e la GAM di Torino lo ricorda con una mostra dedicata ad un’artista impegnato come Renato Guttuso (1911-1987), pittore dalla visione storica e dalla forte militanza politica.

Ispirandosi alla storia dell’arte, il pittore di Bagheria, ha realizzato alcune opere che narrano delle lotte sociali nel nostro paese. Dalle rivolte contadine siciliane dei primi decenni del secolo scorso ai grandi eventi storici come il funerale di Togliatti, la guerra in Vietnam o la rivolta studentesca degli anni sessanta.

Con una pittura semplice, quasi illustrativa, i suoi lavori narrano la trasformazione della nostra nazione; un viaggio realistico e doloroso.




Alternandosi fra attimi intimi e quotidiani a grandi momenti collettivi, la vita dell’artista scorre intensa e affascinante in un continuo impegno civile di documentazione che condivide con la sua pittura.

La mostra, che durerà fino al 24 Giugno, è curata da Pier Giovanni Castagnoli in collaborazione con l’ Archivio Guttuso, la si percorre accompagnati da un buon supporto didattico e da una bella selezione di opere.


GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea in Via Magenta, 31 a Torino
Orario da martedì a domenica: 10.00 alle 18.00, lunedì chiuso.
La biglietteria chiude un’ora prima.




22/05/18

Faust, per nottambuli curiosi




Da pochi giorni a Torino, in via della Rocca 41, ha aperto un nuovo spazio per i libri e la voglia di incontrare esperienze, si tratta del "Faust night shop" ideato da Gianluigi Ricuperati.

In forma di libreria minimale miscelerà arte, architettura, letterature e tutte quelle passioni culturali che animano la voglia d'incontrarsi. 




Già l'orario, dal Giovedì al Sabato, dalle 21 alle 9 di mattina manifesta, la voglia di muoversi fuori dagli schemi e offrirsi a un pubblico che cerca alternative stimolanti. 

 Faustmag.com

Le Machines à penser di Prada


Iñigo  Manglano-OvalleThe  Black  Forest  (Triptych),  2015Carbon  on  paper113  x  504  cmCourtesy  Museo  Universidad  de  Navarra


Il prossimo 26 Maggio apre la sede veneziana della Fondazione Prada con la mostra “Machines à penser”, curata di Dieter Roelstraete, e durerà fino al 25 novembre 2018 nelle eleganti stanze del palazzo di Ca’ Corner della Regina. 


Il progetto esplora la correlazione tra le condizioni di esilio, fuga e ritiro e i luoghi fisici o mentali che favoriscono la riflessione, il pensiero e la produzione intellettuale. “Machines à penser” si focalizza su tre fondamentali figure della filosofia del XX secolo: Theodor W. Adorno (1903 -1969), Martin Heidegger (1889 - 1976) e Ludwig Wittgenstein (1889 -1951). Gli ultimi due filosofi hanno condiviso nel corso della loro vita la necessità di creare un proprio luogo di isolamento intellettuale: Heidegger ha trascorso lunghi periodi della sua maturità in una baita a Todtnauberg nella Foresta Nera in Germania, mentre Wittgenstein si è ritirato in più momenti della sua esistenza in un rifugio situato in un fiordo a Skjolden in Norvegia. Nel caso di Adorno è analizzata, invece, la condizione di esilio che il filosofo tedesco sperimenta, a causa dell'affermazione del nazismo in Germania, prima a Oxford e poi a Los Angeles, dove scrive “Minima moralia”, un insieme di aforismi che indagano tra gli altri temi quello del destino di un’emigrazione forzata. Seguendo queste riflessioni l’artista e poeta scozzese Ian Hamilton Finlay ha realizzato nel 1987 Adorno’s Hut, un’installazione centrale all’interno della mostra insieme alle ricostruzioni architettoniche dei luoghi di ritiro nei quali Heidegger e Wittgenstein scrissero le loro rispettive opere fondamentali “Essere e Tempo” (1927) e “Tractatus Logico-Philosophicus” (1921). Esposte negli spazi di Ca’ Corner della Regina, queste riproduzioni accolgono a loro volta documenti e opere che trattano il tema dell’archetipo architettonico della capanna come luogo di fuga e di ritiro.

Come sostiene Dieter Roelstraete: “in questi spazi i tre protagonisti della mostra hanno partorito i loro pensieri più profondi. L’isolamento, sia che sia stato scelto sia che sia stato imposto, sembra averne decisamente influenzato il pensiero. Nel corso degli anni le loro abitazioni si sono dimostrate una fonte d’ispirazione inesauribile per molte generazioni di artisti attratti dalla fantasia del ritiro, materializzata in questi elementari archetipi architettonici”.




Susan  PhilipszPart  File  Score  IV  and  VII,  2014Digital  ink  and  screen  print  on  canvas189  ×  150  ×  4  cm  each
Courtesy  the  artist  and  Galerie  Isabella  Bortolozzi,  Berlin


La mostra si sviluppa al piano terra e al primo piano nobile del palazzo settecentesco in un percorso immersivo che approfondisce le figure dei tre pensatori e la relazione tra filosofia, arte e architettura ospitando i lavori di artisti come Leonor Antunes, Jan Bontjes van Beek, Paolo Chiasera, Alec Finlay, Anselm Kiefer, Alexander Kluge, Patrick Lakey, Goshka Macuga, Mark Manders, Iñigo Manglano-Ovalle, Digne Meller-Marcovicz, Jeremy Millar, Guy Moreton, Sophie Nys, Giulio Paolini, Susan Philipsz, Gerhard Richter, Mark Riley, Ewan Telford e il collettivo composto da Sebastian Makonnen Kjølaas, Marianne Bredesen e Siri Hjorth. Il progetto prevede inoltre una sezione storica nella quale sono esplorate le radici del profondo fascino esercitato sulla filosofia dalle figure dell’eremita e dai suoi luoghi di ritiro, con un focus particolare sulla leggenda del padre della Chiesa San Gerolamo (347 - 419).

La mostra è accompagnata da una pubblicazione illustrata a cura di Dieter Roelstraete ed edita da Fondazione Prada. Oltre al testo principale del curatore, il libro di più di 500 pagine include saggi di Shumon Basar e Mark Riley, una lunga poesia di Alec Finlay, e tre conversazioni tra gli artisti Leonor Antunes, Alexander Kluge e Goshka Macuga e il dipartimento curatoriale della fondazione.

21/05/18

Il fascino del rosso




In collaborazione con la galleria Robilant+Voena la società Ersel, su proposta di Paola Giubergia, realizza fino al 31 Maggio una mostra tematica dal titolo “Red” in un’area dei suoi uffici.

Il fascino di certi colori attraversa la storia dell’arte e il rosso sicuramente è uno di quelli che conquistano lo sguardo umano.

Presso le eleganti sale della Ersel, in piazza Solferino 11 a Torino, sono state raccolte opere che attraversano i secoli, da Orazio Gentileschi a Julian Schnabel, passando per Alighiero Boetti, Andy Warhol e tanti altri stupendi lavori di noti artisti che hanno, nelle loro opere, questo intenso colore, ricco di emozioni.

Ingresso libero orario: da lunedì a venerdì 10-18,30.